Flavio Favelli

Flavio Favelli 77

source: studiosalesit

Flavio Favelli è nato a Firenze nel 1967, nel 1993 consegue la Laurea in Storia Orientale presso lUniversità di Bologna e solo successivamente intraprende la carriera artistica. Le sue opere sono state esposte in prestigiose istituzioni internazionali, tra queste: Art Basel Hong Kong Encounters sector curated by Yuko Hasegawa (2013, S); MAXXI, Roma (2012, S; 2010, G); Museo del Novecento, Milano (S, 2012), MACRO, Roma (G, 2012; 2011, S); RISO Museo dArte Contemporanea, Palermo (G, 2011), American Academy in Rome (2011, G; 2010, S); Tate Modern, Londra (G, 2010), MCA, Chicago (G, 2009), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (G, 2008; 2007, S; 2002, G); Palazzo Grassi, Venezia (G, 2008), Elgiz Museum of Contemporary Art, Istanbul (G, 2008), Benaki Museum, Atene (G, 2008), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (S, 2007), La Maison Rouge (S, 2007), MAMBO, Bologna (S, 2007), Musée d’Art Contemporain de Nîmes, (G, 2007); Creative Art Center, Beijing (G, 2006); Musèe d’Art Moderne de Saint- Etienne, Saint- Etienne (G, 2005), Istituto Italiano di Cultura, Los Angeles (S, 2004), Museion – Museo dArte Moderna e Contemporanea, Bolzano (G, 2003).
Nel 2012 ha rappresentato lItalia all 11° Biennale de La Habana e per due volte, nel 2003 e nel 2013, lartista ha preso parte alla Biennale dArte di Venezia. Flavio Favelli è stato selezionato per una residenza dartista presso lIstituto di Cultura Italiano di Istanbul e una sua mostra personale sarà ospitata nello storico complesso della scuola Galata Rum Okulu a Maggio 2014. Attualmente lartista vive e lavora a Savigno (Bologna, I).
Flavio Favelli crea opere ultilizzando vecchi oggetti darredamento o di uso comune, come lampadari, cornici, bottiglie della Fanta o della Coca Cola, chincaglieria che rimanda allestetica borghese degli ambienti familiari in cui è cresciuto o alla cultura orientale approfondita durante gli studi universitari. Le sue opere sono collages, sculture o installazioni in cui questi materiali di recupero vengono assemblati, dando vita a sovrapposizioni di senso che isolano loggetto dalla mera realtà materiale, elevandolo alla dimensione artistica. Questo passaggio non avviene tramite una snaturazione delloggetto stesso, ma piuttosto attraverso una amplificazione delle sue caratteristiche funzionali, del suo volore come oggetto duso, come oggetto di decoro, come icona di una quotidianità passata, inconsciamente compresente a quella attuale. La forte componente autobiografica di queste opere (che ispira anche le rare performances di questo artista), funge da filtro di lettura comune alle varie linee di indagine che Flavio Favelli porta avanti in tutti i suoi lavori e, attraverso la riflessione sulla memoria e lo sviluppo di una poetica delloggetto imperniata sul binomio esotico-quotidiano, egli riannoda la propria vicenda personale alla storia collettiva e alla riflessione politica.
Le opere di Flavio Favelli trasmettono un dichirato senso di italianità. Nella sua pratica artistica egli ripropone e svolge le contraddizioni che hanno accompagnato il sorgere dellarte concettuale (e della pop-art) a livello internazionale, calando queste stesse teorizzazioni allinterno delle forme e degli esiti raggiunti dalla tradizione concettuale italiana. Il risultato sono opere dallanima ibrida, che rendono difficile la collocazione di questo artista nellambito del panorama nazionale e che allo stesso tempo sottolineano la forte carica personalizzante sottesa al linguaggio articolato alllinterno di ogni singola opera.
.
.
.
.
.
.
.
source: artsynet

Flavio Favelli frequents flea markets and vintage dealers to source objects, furniture, and images he feels an intimate connection to. These second-hand discoveries are woven into personal and social narratives based on Favelli’s relationship to the objects and the environments in which they are displayed. Favelli was born in 1960s Italy, where the wake of WWII inspired a national zeal to modernize provincial life. This desire informs many of his works, particularly through the idea that a better future can be granted through foreign consumer goods. His series “Manatthan Club” was inspired by a misspelled nightclub sign encountered off a rural Italian highway. The exhibition evoked the consumer culture of 1970s Italy, using reappropriated neon signs, furniture, and frames holding postcards and Pucci scarves, all items filled with the illusion of a better future.
.
.
.
.
.
.
.
source: risorsedidattiche-artecontemporaneablogspot

Flavio Favelli crea opere utilizzando vecchi oggetti d’arredamento o di uso comune, come lampadari, cornici, bottiglie della Fanta o della Coca Cola, chincaglieria che rimanda all’estetica borghese degli ambienti familiari in cui è cresciuto o alla cultura orientale approfondita durante gli studi universitari. Le sue opere sono collages, sculture o installazioni in cui questi materiali di recupero vengono assemblati, dando vita a sovrapposizioni di senso che isolano l’oggetto dalla mera realtà materiale, elevandolo alla dimensione artistica. Questo passaggio non avviene tramite una snaturazione dell’oggetto stesso, ma piuttosto attraverso una amplificazione delle sue caratteristiche funzionali, del suo valore come oggetto d’uso, come oggetto di decoro, come icona di una quotidianità passata, inconsciamente compresente a quella attuale. La forte componente autobiografica di queste opere (che ispira anche le rare performances di questo artista), funge da filtro di lettura comune alle varie linee di indagine che Flavio Favelli porta avanti in tutti i suoi lavori e, attraverso la riflessione sulla memoria e lo sviluppo di una poetica dell’oggetto imperniata sul binomio esotico-quotidiano, egli riannoda la propria vicenda personale alla storia collettiva e alla riflessione politica.

Le opere di Flavio Favelli trasmettono un dichiarato senso di italianità. Nella sua pratica artistica egli ripropone e svolge le contraddizioni che hanno accompagnato il sorgere dell’arte concettuale (e della pop-art) a livello internazionale, calando queste stesse teorizzazioni all’interno delle forme e degli esiti raggiunti dalla tradizione concettuale italiana. Il risultato sono opere dall’anima ibrida, che rendono difficile la collocazione di questo artista nell’ambito del panorama nazionale e che allo stesso tempo sottolineano la forte carica personalizzante sottesa al linguaggio articolato all’interno di ogni singola opera.

La forza dell’opera di Flavio Favelli sta nella capacità di imporre a un luogo pubblico una dimensione privata, attraverso dettagli che conducono a luoghi familiari della nostra memoria, frammenti che spesso generano una struggente malinconia. Il lavoro dell’artista coinvolge dunque la nostra psiche spingendoci a decifrarne i rimandi simbolici che contiene. Gli spazi creati da Favelli sono luoghi fisici e solidi ma nello stesso tempo sono anche luoghi mentali fatti di citazioni di spazi del nostro passato e dei nostri ricordi. L’artista affronta il suo lavoro come un artigiano che alle sue creazioni aggiunge un ingrediente fondamentale: la memoria. Nelle sue installazioni lo spazio pubblico è tale solo quando è vuoto perché con il passaggio di ogni individuo si riempie delle sue memorie, di ricordi unici che rimangono nello spazio. Favelli crea dunque degli “spazi interiorizzati” in cui resti, scarti e frammenti diventano pezzi di una memoria non solo personale. L’artista ricostruisce interi ambienti totalmente anacronistici, perché hanno completamente perduto la loro funzione originaria e la loro aura. Rimettendone a posto i pezzi, Favelli è in grado di “ristrutturare” un pezzo di passato nel tempo di oggi, ma anche il tempo di ieri nello spazio di oggi. Nel momento in cui l’artista ricostruisce filologicamente un oggetto o un ambiente, gli restituisce anche l’aura, reinserendolo nella realtà non solo come immagine ma anche come struttura funzionale. Il carattere frammentario e autoriflessivo delle installazioni di Favelli è stato spesso accostato all’atteggiamento che assume Marcel Proust nella Recherche, in cui lo scrittore manipola con straordinaria abilità il passato e il ricordo. Come Proust, Favelli maneggia schegge di memoria e vita vissuta, trasformandole in materia viva, connessa con il presente: è come se mi voltassi sempre indietro ha scritto una volta l’artista. Favelli tuttavia non ci offre alcun criterio di lettura per interpretare i suoi ambienti, dal momento che hanno a che fare con la logica privata del sentimento e del ricordo di ognuno. L’artista non restituisce oggetti alla memoria riesumandoli, in una sorta di feticismo o di culto del passato, ma considerandoli all’interno di una “reminiscenza dialettica”: propone al soggetto un luogo in cui ricostruire un suo rapporto con l’arte e con la vita attraverso un gioco di relazioni e ricordi.
.
.
.
.
.
.
.
source: myartguides

Architectural elements and furnishings are transformed into visionary creations enabling the emergence of underlying emotions.Flavio Favelli (b. 1967, Firenze) a Tuscan who lives and works in Savigno (Bologna), loves to work with objects thrown away by others and which they wish to sell: he dismantles and re- assembles them, transforming them into art-efacts, thus revealing the poetic aspects present in everyday reality.A well-established artist internationally, his work delves into the everyday and his own personal life. Favelli creates performance-actions in which he creates a physical and mental space modifying the perception of spectators, giving life to works that astonish the observer for the bold and witty combination of things that nobody would ever have imagined seeing together.Thus at Ca’ Pesaro, used boxes and trays for fruit become the “bricks” of a new, incredible physical and emotive “construction”, revealing unexpected meanings, flows of existence, in objects apparently of no interest and no more than junk.
A comparison and meeting becomes inevitable between these works and others from the Sonnabend collection, such as the Boxes of Andy Warhol, icon on Pop art.
.
.
.
.
.
.
.
.
source: frieze

It’s something familiar to most people: a small bar in a remote area modelled after nightclubs in the big city. The ‘Manatthan Club’ (its incorrect spelling amplifying the discord between longed-for exoticism and reality) was spotted by Flavio Favelli last spring, on the motorway between the small Italian towns of Licata and Gella. His photograph of the bar provided the promotional image and title of his solo show held on Cardi Black Box’s two floors, and curated by Art at Work, a curatorial group based across Italy. For Favelli, the bar is a symbol of escapism that reflects the way in which Italy looks beyond its borders for its cultural models. In an interview with Ilaria Bonacossa of Art at Work, the artist describes the image of the bar as ‘like a flash-back, which retrospectively lights a period of time from the ’70s to the ’80s, from Sandokan to Maradona’. A period in which, the artist recalls, he sought the exoticism associated with these figures as an escape route from his family life. This does much to explain Favelli’s work, which often includes images and objects from the artist’s childhood – which was, by his own account, a harrowing one.

Two images from this period are particularly significant to Flavelli. One is that of the Royal Rouge B-Movie Cinema in the centre of Bologna, which his mother routinely frog-marched him past, slowing down only once they had passed its garish pornographic advertisements. The other is the image of Sandokan, the ‘Tiger of Malaysia’, star of the eponymous six-part mini-series that was first screened on Italian television in 1976. Based on the 19th-century novels of Emilio Salgari, each episode would pitch good against evil, as this unlikely hero of the Italian masses swashbuckled his way to some or other victory. Notwithstanding the popularity of the original novel, the series was an extraordinary phenomenon in a country that had, at the time, barely witnessed any Asian immigration. These days, in the sanitized world of Silvio Berlusconi’s media machine, the Italian public look to American icons.

Favelli pinpoints his first memory of Sandokan to 6 January 1976, which fell on the date of an Italian public holiday and religious festival. It is this sense of looking beyond the home and family which informed the artist’s neon installations here, incorporating logos for popular products from his youth, items of furniture and other objects Favelli has obsessively collected over the decades, such as drink bottles upturned and incorporated within chandeliers. A collage of the logo from Sandokan, made of chocolate wrappers, was hung in its upstairs gallery (Sandokan 2, all works 2011), featuring images from the TV series alongside appropriated pornographic film posters (including Incandescente Moana, named after Moana Pozzi, one of Italy’s most prolific porn stars of the 1970s). After dark, the gallery was lit by Favelli’s neon sculptures, creating the atmosphere of a nightclub offering an escape from daily life via drink, exoticism and the often empty promise of sex, as the word ‘Sandokan’ appeared painted in the serial’s original typeface alongside advertisements for porn.

The prevalence of escapism across periods and countries – in Manhattan, for example, there are scores of Italian restaurants that aim to emulate the atmosphere of Sicily, to varying degrees of success – signals an entirely natural state that helps individuals to survive their families and themselves. As the artist works to accommodate painful and unspecified memories, what he demonstrates is a powerful mechanism for coping that finds one outlet in art.