ZAHA HADID ARCHITECTS

زها حديد
扎哈·哈迪德
זאהה חדיד
ザハ·ハディド
Заха Хадид

Heydar Aliyev Center

Zaha-Hadid  e Heydar Aliyev Center

source: yueyucntvcn

 被称为“建筑界女魔头”的英国建筑师扎哈·哈迪德(Zaha Hadid)在阿塞拜疆首都巴库完成了这个文化公共空间“Heydar Aliyev Center”。与她之前的建筑(如北京银河 SOHO)风格一致,外部呈现出连续起伏的曲线,流畅动感。内部则独有一套空间架构体系——为实现从天花板、墙壁到地板的紧密对接,除了材料上的尝试(如选择可塑性强大的激光熔覆材料),建筑团队还需对空间进行复杂的形状计算。扎哈·哈迪德又一次玩转空间和几何结构,让建筑大胆地优美着。(实习编辑:容少晖)
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source: apartamentobalneariocamboriusc

A arquitetura de Baku, capital do Azerbaijão, ainda hoje remete ao passado. Mais especificamente, ao período no qual o território fazia parte da extinta União Sociétiva. Buscando ressaltar a sua independência, que é uma realidade desde 1991, o governo local vem investindo um volumoso capital na modernização e no desenvolvimento da insfraestrutura e da arquitetura do país. Um dos bons exemplos deste empreendimento é o centro cultural projetado por Zaha Hadid, o Heydar Aliyev Center.

Uma das principais qualidades do edifício é o esfumaçar da linha que separa o objeto arquitetônico e a paisagem urbana. É como se o volume do complexo cultural emergisse do solo da praça onde está instalado. Essa integração entre objeto e entorno passa um recado nítido: o Heydar Aliyev Center é um espaço tão acessível ao público quanto a praça. Em seu interior marcado pela fluidez das formas e pelo intenso uso do branco, a principal atividade é a celebração da cultura Azeri.

E em se falando de fluidez, cabe apontar que tal característica não é algo novo na região. A arquitetura islâmica sempre alcançou tal qualidade através do posicionamento ritmado de elementos – exemplo disso são as sequências quase infindáveis de colunas vistas em edifícios históricos. Do mesmo modo, os ornamentos caligráficos e gráficos costumam ocupar todas as superfícies – paredes, tetos e pisos –, gerando uma continuidade agradável que acaba por relativizar as formas da própria arquitetura.

“Nossa intenção foi estruturar uma interpretação contemporânea das características históricas da arquitetura local sem lançar mão da mimese e da iconografia”, explica Zaha.

Um dos pontos mais desafiadores do projeto, segundo a arquiteta, foi o desenvolvimento da pele do edifício. A nossa ambição de criar uma superfície de aparência contínua e homogênea exigiu a combinação de uma ampla gama de expertises: diferentes lógicas de construção e sistemas técnicos tiveram que ser reunidos e integrados no envelope do edifício. Como revestimento, optou-se pelo concreto reforçado com fibra de vidro e pelo poliéster reforçado, também, com fibra de vidro.

Foram realizados vários estudos sobre a geometria da superfície externa da obra, buscando o uso mais racional dos painéis de cobertura. Por fim, encontrou-se um bom desenho de peças e juntas. Para a arquiteta, são justamente essas costuras que tornam as curvaturas do edifício mais legíveis. Elas enfatizam a transformação contínua da forma e o movimento implícito de sua geometria fluida.

Além disso, essas quebras na superfície oferecem uma solução para as questões práticas da construção, tais como fabricação, manuseio, transporte e montagem. A fragmentação da cobertura também é benéfica ao interferir em pontos problemáticos, como a deflexão, a distribuição de cargas externas, as alterações propiciada por mudanças de temperatura, atividades sísmicas e pelo vento.

Como já era esperado, a atenção aos detalhes marca o este projeto. Não é a toa que Zaha Hadid é um dos principais expoentes de seu metier.
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source: theplanit

Gli anni dell’Unione Sovietica hanno fortemente influenzato l’impostazione urbanistica e architettonica di molte città facenti parte della federazione, tra cui Baku, capitale dell’Azerbaigian situata sulla costa occidentale del Mar Caspio. Una volta raggiunta l’indipendenza nel 1991, è iniziato un periodo di sviluppo e modernizzazione, tanto nelle infrastrutture quanto nell’architettura, segnato dal definitivo allontanamento dal retaggio del Modernismo Sovietico. Nel 2007, Zaha Hadid Architects ha vinto il concorso per progettare l’Heydar Aliyev Center, un complesso destinato a diventare un’eccellenza su scala nazionale. In controtendenza con l’architettura sovietica rigida e spesso monumentale che predomina a Baku, il centro aspira a farsi modello della sensibilità della civiltà azera e dell’ottimismo di una nazione orientata al futuro.

L’Heydar Aliyev Center si contraddistingue a livello progettuale per la fluidità e la continuità con cui gli interni si legano e fondono alla piazza circostante. Essa, oltre a fungere da livello zero del complesso, si contraddistingue per l’alta permeabilità con il tessuto urbano circostante e va a delimitare l’ambiente interno, altrettanto pubblico, scandendo un’enfilade di spazi per eventi destinati alle celebrazioni collettive della cultura azera tradizionale e contemporanea. Una serie di ondulazioni, biforcazioni, pieghe e inflessioni vanno a plasmare la piazza, trasformandola in un vero e proprio paesaggio architettonico multifunzionale, concepito principalmente per accogliere e guidare il visitatore tra i vari piani dell’edificio. In questo modo, il centro offusca la convenzionale linea di demarcazione tra oggetto architettonico e paesaggio urbano, involucro edilizio e piazza cittadina, figura e sfondo, interno ed esterno.
La fluidità nelle forme non è una novità in questa regione. Dando uno sguardo al passato, l’architettura islamica si caratterizzava infatti per la confluenza di linee, griglie o sequenze di colonne in un susseguirsi infinito come quello di elementi arborei in una foresta, uno spazio esente da gerarchie. La ripresentazione senza soluzione di continuità di pattern calligrafici e ornamentali (dai tappeti alle cupole, passando per muri e coperture), non faceva altro che rinvigorire le relazioni tra i vari elementi, creando un leit motif in grado di attenuare il confine tra architettura e contesto. Il nostro intento è stato riprendere questa interpretazione storica del costruire dando un’impronta prettamente contemporanea, figlia di una visione più raffinata e lontana dalla mimesi o dalla ripresa dell’iconografia classica. In risposta alle difficoltà topografiche del sito, è stata prevista l’introduzione di un paesaggio volutamente terrazzato in grado di stabilire connessioni e percorsi alternativi tra piazza, edificio e parcheggio sotterraneo. Questa soluzione non solo ha escluso ulteriori scavi, ma ha anche abilmente trasformato uno svantaggio iniziale in un elemento cardine della progettazione.

Una delle sfide più critiche era legata alla realizzazione architettonica dell’involucro. Il nostro desiderio era creare una superficie continua e omogenea, un crogiolo di diverse funzioni, logiche e tecniche costruttive tra loro integrate nel rivestimento dell’edificio. L’uso di software avanzati ha consentito il controllo del progetto in tutte le sue complessità e il confronto tra i numerosi attori in gioco. L’Heydar Aliyev Center si fonda principalmente su due sistemi in cooperazione tra loro: una struttura in cemento combinata con un sistema a telaio tridimensionale. Per consentire al visitatore di percepire la fluidità degli interni, sono stati creati enormi spazi liberi da colonne: tutti gli elementi strutturali verticali sono stati infatti assorbiti all’interno del rivestimento e delle facciate continue. La particolare geometria incoraggia soluzioni strutturali insolite, tra cui a ovest dei montanti curvilinei per ottenere una diversa pelle a partire dal terreno, e a est delle travi a mensola, rastremate a “coda di rondine”, a sostengo dell’involucro edilizio. Il sistema a telaio tridimensionale ha consentito una completa libertà nelle forme e la riduzione delle tempistiche in fase di costruzione, mentre la sottostruttura è stata sviluppata per favorire la flessibilità nel rapporto tra griglia rigida del telaio e giunti esterni a forma libera. Questi ultimi sono frutto di un processo di razionalizzazione delle complessità progettuali rispetto a geometrie, estetica e impiego. La scelta del cemento e del poliestere rinforzati con fibra di vetro (rispettivamente GFRC e GFRP) non è dunque stata casuale, trattandosi di materiali ideali per il rivestimento, ottimali per garantire un edificio dall’aspetto plastico come richiesto da progetto e rispondere al contempo a svariate esigenze funzionali legate alla molteplicità di contesti (piazza, zone di transito e involucro). In questo spartito architettonico, la superficie crea la melodia mentre i giunti tra i pannelli scandiscono il ritmo. L’inserimento dei pannelli nell’involucro è stato oggetto di svariati studi, tesi a mantenere un alto grado di continuità tanto nell’edificio quanto nell’ambiente circostante. I giunti sono invece indice di grande comprensione del progetto nelle sue dimensioni, enfatizzano il carattere in continua trasformazione dell’edificio e il suo dinamismo nelle geometrie fluide. Al tempo stesso, offrono una soluzione pragmatica a effettive problematiche architettoniche, tra cui fabbricazione, gestione, trasporto e assemblaggio, e rispondono a richieste di natura tecnica, come fronteggiare deflessione, carichi esterni, cambiamenti climatici, attività sismica e raffiche di vento. Per sottolineare il trait d’union tra interni ed esterni, sono state condotte approfondite analisi sull’illuminazione. La strategia prescelta definisce una diversa percezione dell’edificio a seconda che sia giorno o notte. Durante la giornata, l’Heydar Aliyev Center riflette i raggi solari e si presenta agli occhi del visitatore in modo sempre diverso, a seconda della prospettiva e del momento della giornata (e del relativo grado di illuminazione). Il vetro semi-riflettente incuriosisce l’occhio esterno, regalando scorci degli ambienti interni senza rivelarne la fluidità spaziale. Al calare del sole, l’edificio si trasforma grazie ai giochi di luce, svelando ciò che si cela oltre la facciata senza però intaccare il rapporto tra interni ed esterni. L’Heydar Aliyev Center è frutto di una progettazione nata da ricerche e indagini sulla topografia del sito e sul ruolo del centro nello scenario culturale dell’Azerbaigian. Studiando e impiegando queste relazioni articolate, il progetto si intreccia al contesto, rivelando il potenziale culturale di questo paese.

Saffet Kaya Bekiroglu, Project Designer and Architect, Zaha Hadid Architects
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source: fubiznet

A Bakou en Azerbaïdjan, l’architecte Zaha Hadid a construit le Centre Heydar Aliyev qui possède un musée, une bibliothèque et un parc d’une superficie de 9 hectares. La beauté du bâtiment se voit dans les courbes blanches de son architecture. A découvrir à travers les photos de Hufton And Crow et Iwan Baan.
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source: arclickdesign
Zaha Hadid è l’ideatrice del progetto di riqualificazione di una area urbana occupata da una ex fabbrica tessile ormai abbandonata che si estendeva su una superficie di 94’000 metri quadri a pochi passi dal centro della città. In quest’area, ridisegnata con linee fluide che si compenetrano con il paesaggio circostante, sorgerà una nuova area residenziale e amministrativa: Beko Masterplan. All’interno di questo futuristico complesso residenziale saranno presenti anche spazie commerciali, un centro congressi e un hotel a cinque stelle.
Situato vicino allo storico muro del castello Kalemegdan, il progetto collega i singoli elementi del Masterplan in un modo da mantenere la loro unicità e creare la sensazione di un flusso urbano che si integra perfettamente nell’architettura. Spazi privati ​​e pubblici si sovrappongono uno con l’altro, come la struttura si fonde nel paesaggio, creando una serie di ambienti dinamici in un’unica struttura.
Confermando le forti tradizioni moderniste della regione, il Beko Masterplan ha adottato nuove concezioni per definire una composizione di edifici che affronta la complessità dei modelli di vita nel 21° secolo.
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source: noticiasarqcommx
Marcando la “continuación de la firma del movimiento modernista de Belgrado”, lo que produjo una serie de edificios emblemáticos a lo largo de la segunda mitad del siglo XX, la capital de Serbia se enorgullece de presentar el másterplan contemporáneo que Zaha Hadid Architects ha diseñado para Beko. Este proyecto de uso mixto se incrusta dentro de la topografía ondulante de la fábrica textil abandonada Beko reflejando el distintivo estilo parametrico de Zaha Hadid.
Centrado en la regeneración urbana, el proyecto unirá fuerzas con la propuesta “Cloud” de Sou Fujimoto en la línea de costa de Sava, revitalizando el eje cultural de Belgrado.
El Plan Maestro tiene como objetivo transformar la fábrica, actualmente inaccesible, en el próximo centro cultural de Belgrado. Con toda la planta baja dedicada a espacio cívico, el complejo de 94.000 m2 contará con zonas residenciales, comerciales y minoristas, junto con un centro de convenciones de gran escala, un hotel boutique y una gran cantidad de destinos públicos. Espacios públicos, privados, interiores y exteriores se funden por “líneas de flujo”, ya que cada espacio está destinado a conectarse a la perfección entre sí.
El sitio histórico, que fue comprado en una subasta pública por la empresa griega Lamda desarrollo en el año 2007 por un importe de 55,8 millones, cuenta con impresionantes vistas hacia la confluencia de dos ríos de Belgrado y la monumentalidad sutil del Castillo de Kalemegdan. Se encuentra a sólo 500 metros del centro de la ciudad y en la parte superior de un eje cultural que conecta algunos de los destinos más importantes de Belgrado.
La construcción se espera que comience pronto y la inversión total se estima que superará los 200 millones de euros.
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source: novateru
Beko Masterplan – футуристический проект от специалистов из британской студии Zaha Hadid Architects. Комплекс апартаментов, офисов и пространства для отдыха, расположенный на заброшенной территории старой текстильной фабрики, призван стать новым знаковым объектом Белграда (Сербия).
Ультра-современный отель занимает около 94000 квадратных метров исторического промышленного квартала, расположенного всего лишь в 500 метрах от центра города, но уже давно не задействованных в инфраструктуре сербской столицы.
Кроме перечисленных выше программ, предлагаемый комплекс включает также пятизвездочный отель, конгресс-центр, галереи и магазины, а также подземный паркинг для гостей и жителей города.
Генеральный план объекта следует сильным модернистским традициям региона, но использует кардинально новые методы и концепции. Футуристическая элегантность комплекса предполагает включение фрагментов зеленых зон, абсолютно необходимых новому этапу развития старинного города.
Благодаря узнаваемой текучести архитектуры от Захи Хадид, новый объект обогащает городской пейзаж и становится неотделимым от существующей городской ткани, плавно интегрируя в нее космополитичные линии будущего.
С творчеством авторов проекта можно познакомиться, посетив официальный сайт их архитектурной студии,офис которой базируется в Лондоне: http://www.zaha-hadid.com/
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source: piniweb
O escritório da arquiteta Zaha Hadid projetou um complexo com apartamentos, escritórios e área de lazer na cidade de Belgrado, capital da Sérvia. O plano diretor Beko, como foi batizado, será edificado numa região fabril de 94 mil m² atualmente desocupada, próxima ao centro da cidade.
O projeto contempla, ainda, um hotel cinco estrelas, centro de convenções, galerias e lojas. Além disso, prevê a construção de um estacionamento subterrâneo.
De acordo com o escritório, o formato ondulado do solo foi importante para a concepção do projeto, pois permitiu a criação de conexões entre diferentes andares dos edifícios. Sendo assim, as fachadas dos prédios favorecem a sensação de fluidez durante a circulação por entre os blocos.
As paredes curvadas dos edifícios serão envolvidas por uma série de novos quarteirões e jardins. As estruturas, afinal, foram projetadas de modo a serem incorporadas pela paisagem da região, que iniciou um movimento tradicionalmente modernista desde a década de 80.
O orçamento previsto para a construção do complexo é de ? 200 milhões (cerca de R$ 540 milhões). Serão utilizados materiais inovadores e tecnologias de ponta na construção do empreendimento.
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source: tervlaphu
Belgrád – eredeti nevén Nándorfehérvár – egy olyan utat választott a nemzetközi építészeti – és valljuk be: turisztikai – színpadra kerülésre, ami példamutató lehet: nemzetközi tervpályázatok sorával vonzza az építészek figyelmét.
A most bemutatott Zaha Hadid terv a Duna és a Száva összefolyásánál lévő Beko-negyed revitalizációjára készült. Az új Beko célja, hogy a megszűnt ipari komplexum helyén hatalmas új városközpontot hozzon létre lakó-, kereskedelmi, és kereskedelmi terekkel, kongresszusi központokkal és egy ötcsillagos hotellel.
A Kalemegdán várból csodás kilátás nyílik a Dunára – Zaha Hadid sajátos stílusában megfogalmazott épület lágy íveivel, kanyargó tömegeivel finoman reflektál a folyókra, hirdetvén a non-standard építészet előretörését.