MEDIATED MATTER

MEDIATED MATTER – Silk Pavilion II
Bloom è un’installazione interattiva che reagisce al movimento e ai gesti del pubblico. Utilizzando un’interattività laser touch, il pubblico genera fiori digitali in fiore che creano una composizione sonora che cambia in base all’azione dell’utente. Costruita secondo un approccio parametrico di architettura sonora e visiva, l’installazione si presenta come un sistema con un elevato processo di creazione casuale. In questo senso, ogni interazione è unica e inimitabile. Il pubblico comunica direttamente al mondo digitale usando il movimento delle mani creando luci e immagini astratte. Questo esplora la pratica del movimento umano per facilitare l’espressione e la comunicazione del movimento e per progettare e sviluppare nuovi paradigmi per l’interazione con i computer attraverso il movimento.

Julian Scordato

Constellations
File Festival
FILE HIPERSONICA

This work begins from the exploration of an imaginary celestial space which is translated into sound space. How does each celestial sphere – starting from its manifestation as a unit – interact with the cosmos where it belongs? How does it react to its law? How does it transform itself integrating with the system, until the loss of identity? In contrast to this process, the constellations act by highlighting the bodies in their uniqueness through the creation of symbolic links: beyond their meaning, they stand as a classification and articulation device of the individual within the system.
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Questo lavoro parte dall’esplorazione di uno spazio celeste immaginario che si traduce in spazio sonoro. In che modo ogni sfera celeste – a partire dalla sua manifestazione come unità – interagisce con il cosmo a cui appartiene? Come reagisce alla sua legge? Come si trasforma integrandosi con il sistema, fino alla perdita di identità? In contrasto con questo processo, le costellazioni agiscono mettendo in evidenza i corpi nella loro unicità attraverso la creazione di collegamenti simbolici: al di là del loro significato, si pongono come dispositivo di classificazione e articolazione dell’individuo all’interno del sistema.

Karla Black

卡拉布莱克

Karla Black costruisce sculture site-specific su larga scala utilizzando materiali amorfi ma quotidiani, dallo sporco, al gesso e all’impasto fino alle polveri, agli spray e alle sostanze appiccicose che usiamo per rivestire i nostri corpi. Il suo lavoro reagisce alla luce e allo spazio di ogni sito con un senso di gioco e indeterminatezza. In forme che sembrano sempre sull’orlo del collasso, l’insignificante e il luogo comune sono resi trascendenti attraverso dimensioni e scala, grandi astrazioni infuse di un senso di entropia.