CLAP STUDIO

Installazione della nebbia
Un’installazione progettata da Clap per Minsk, in Bielorussia, realizzata da volontari della città stessa. Per il concept di questa installazione Clap parte dalla storia di Minsk, città che durante la seconda guerra mondiale è stata devastata. Le bombe distrussero l’80% degli edifici e la città non fu ricostruita fino agli anni ’50. Ecco perché la popolazione di questa città ricorda questi tempi come qualcosa di spiacevole e molti di loro preferiscono non parlarne. Lo studio di progettazione parte da un volume geometrico che rappresenta in modo concettuale il volume di un edificio. Immaginano che le bombe cadano su di lui distruggendolo, generando nuove aperture e volumi nuovi di zecca. Queste nuove aperture risultano ingegnosamente in un ingresso e un belvedere in alto. La distruzione lascia il posto alla funzione genera tribune, scale e sedili. Dall’interno, la vita si fa strada sotto forma di albero, superando l’altezza dell’installazione stessa.

NOHLAB

Prima materia
Prima materia, come primo elemento, l’onnipresente materiale di partenza richiesto per i processi alchemici, rivela la trasformazione dei nostri tempi.La materia di tutte le forme crea varie trasmutazioni, attaccate ai processi di laboratorio, cambiamenti di forma e colore in 3D, usati come modello per il processo di individuazione e come dispositivo nell’arte e nella tecnologia. Quella materia pura, esistente in natura, viene convertita in altri corpi imperfetti con cui interagisce, e in questo modo viene riscoperta e portata in primo piano dall’arte e dalla tecnologia.

KOHEI NAWA

Trono
Questo lavoro cerca di esprimere quella premonizione come un immenso “trono vacante fluttuante”. Se istanze di potere e autorità hanno governato sin dai tempi antichi e le piramidi forniscono un esempio, dobbiamo chiederci cosa ci riserverà il futuro. Creata con riferimento alle forme dei carri delle feste e dei santuari portatili che compaiono nei rituali e nelle festività d’Oriente, la scultura fonde le odierne tecniche di modellazione 3D con applicazioni in foglia d’oro che risalgono all’antico Egitto. Nel centro frontale c’è una stanza vuota, spazio sufficiente per far sedere un bambino di 2-3 anni, suggerendo che la nuova intelligenza è ancora in uno stato giovane. Specchietti luminosi e sferici posti al centro davanti e dietro. Realizzati in lamina di platino, rappresentano “gli occhi che guardano il mondo”, dove quello frontale guarda al futuro e il retro si riflette nel passato.

Navid Navab

Aquaphoneia
Aquaphoneia is an alchemical installation centred around the poiesis of time and transmutation of voice into matter. A large horn floating mid space echoes the ghosts of Edison, Bell, and Berliner’s machines. But unlike early recording, herding sound energy to etch pressure patterns in solid matter, this odd assemblage transmutes voice into water and water into air. Disembodied voices abandon their sources to cross the event horizon of the horn. Estranged, the schizo-phone falls into the narrow depths of the bell, squeezed into spatiotemporal infinity, calcinated, liquified and released: The aqueous voice then flows into three alchemical chambers where inner time is surrendered to the tempi of matter: unbound, yet lucid and sound.

Melissa Zexter

Woman with veil
Seguendo un filone che sta andando molto di moda di questi tempi, la fotografa americana Melissa Zexter utilizza il ricamo, un’antichissima forma d’arte, rivista attraverso una chiave moderna: la fotografia. Affascinata dal contrasto tra la lentezza quasi meditativa del cucito e l’immediatezza tecnologica della fotografia, Zexter utilizza fotografie originali scattate da lei stessa, alterando irreversibilmente l’immagine e aggiungendo una nuova dimensione fatta di ricami intricati e coloratissimi. Nascono cosi’ opere delicatamente strutturate che comunicano allo stesso tempo frammentazione e concentrazione focalizzata.

Tatiana Trouve

I TEMPI DOPPI
Trouvé uses everyday materials to fashion surprising constructions that channel memories, history and poetry. Her installations do not contain direct symbolic allusions, but attract visitors to their concrete, physical presence, infused with spectres and imaginings.more

William Forsythe

ויליאם פורסיית
ウィリアム·フォーサイス
威廉‧科西
윌리엄 포사이드
УИЛЬЯМ ФОРСАЙТ
Swinging Pendulum

Suspended from automated grids, more than 400 pendulums are activated to initiate a sweeping 15 part counterpoint of tempi, spacial juxtaposition and gradients of centrifugal force which offers the spectator a constantly morphing labyrinth of significant complexity. The spectators
are free to attempt a navigation this statistically unpredictable environment, but are requested to avoid coming in contact with any of the swinging pendulums. This task, which automatically initiates and alerts the spectators innate predictive faculties, produces a lively choreography of manifold and intricate avoidance strategies.