PETER WILLIAM HOLDEN

Vicious Circle

file festival

Come molti della mia generazione, sono cresciuto succhiando un tubo a raggi catodici e facendo il bagno nelle onde radio. Tutto questo è rappresentato all’interno del mio lavoro, in un collage di movimento, luce e suono. Attualmente con il mio lavoro sto esplorando modi per dissolvere i confini tra cinematografia e scultura. Le mie recenti ricerche su questo tema hanno coinvolto l’uso di computer combinato con elementi meccanici per creare installazioni simili a mandala. Queste installazioni sono il mio mezzo e le uso per creare animazioni effimere. Questa effimera coreografia di movimento è il punto focale del mio lavoro. Credo che questo fascino per le immagini in movimento e la trasformazione degli oggetti derivi dalla mia giovinezza, dove i primi computer domestici degli anni ’80 mi hanno dato uno sguardo nel meraviglioso mondo della matematica applicata. Su questi computer è stato possibile con codici semplici generare fantastici schemi e suoni astratti e quell’incontro ha distrutto per sempre il confine nella mia mente tra astratto e reale. Anche la danza gioca un ruolo significativo nel mio lavoro; Sono stato attratto dalla musica elettronica. L’electro con il suo suono sintetizzato mi ha introdotto alla break-dance e la mia anima è stata catturata dalla bellezza del movimento fisico coreografato.

PHILIP GLASS

فيليب الزجاج
菲利普·格拉斯
פיליפ גלאס
フィリップ·グラス
필립 글래스
Филип Гласс
Einstein On The Beach

ROBERT WILSON
Portrait Trilogy:Einstein; Akhnaten; Gandhi

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Einstein on the Beach is an opera in four acts (framed and connected by five “knee plays” or intermezzos), scored by Philip Glass and directed by theatrical producer Robert Wilson. The opera eschews traditional narrative in favor of a formalist approach based on structured spaces laid out by Wilson in a series of storyboards. The music was written “in the spring, summer and fall of 1975.”Glass recounts the collaborative process: “I put [Wilson’s notebook of sketches] on the piano and composed each section like a portrait of the drawing before me. The score was begun in the spring of 1975 and completed by the following November, and those drawings were before me all the time.”
full opera

KARINA SMIGLA-BOBINSKI

Simulacri
file festival

“Simulacri” è un arrangiamento sperimentale optophysical. Al centro ci sono quattro pannelli per monitor LCD, assemblati sotto forma di un quadrato cavo e installati all’altezza degli occhi al centro della stanza. L’insieme appare internamente sventrato, ricoperto di vegetazione e abbracciato. Un groviglio di cavi e dispositivi di controllo si riversa al centro della riversa. Tutt’intorno diverse lenti d’ingrandimento pendono da catene. Il raggio abbagliante senza immagini dei monitor sembra come se le immagini fossero cadute da loro. Ciò che rimane è l’essenza del mezzo: la luce. È un’esperienza impressionante e meravigliosa quando le immagini appaiono improvvisamente dal bianco puro al semplice sguardo attraverso una pellicola apparentemente trasparente. Ma se giri l’obiettivo davanti ai tuoi occhi, la struttura polarizzante della pellicola crea sbalzi di colore o addirittura immagini negative complementari.

JENNY HOLZER

Per più di trent’anni, Jenny Holzer ha presentato le sue idee, argomentazioni e dolori astringenti in luoghi pubblici e mostre internazionali, tra cui il 7 World Trade Center, il Reichstag, la Biennale di Venezia, i Musei Guggenheim di New York e Bilbao e il Whitney Museo di arte americana. Il suo mezzo, sia formulato come una maglietta, come una targa o come un segno LED, è la scrittura e la dimensione pubblica è parte integrante della consegna del suo lavoro. A partire dagli anni ’70 con i manifesti di New York City e fino alle sue recenti proiezioni luminose sul paesaggio e sull’architettura, la sua pratica ha rivaleggiato con l’ignoranza e la violenza con umorismo, gentilezza e coraggio morale

Graham Caldwell

Caldwell è un vetraio esperto, come si evince dalla raffinata finitura delle opere in cui evita colori sgargianti a favore del nero, bianco, grigio e ambra. Questa tavolozza limitata riesce a focalizzare l’attenzione sulle qualità intrinseche del mezzo ottico e sottolinea l’economia e l’eleganza delle forme.

LIZ LARNER

Corridor Red/Green

Liz Larner Non voglio davvero guidare l’interpretazione delle persone del lavoro, ma posso farti sapere cosa ne penso. I problemi legati alla fotografia nel periodo in cui ero alla Cal Arts nei primi anni ’80 mi hanno spinto a voler affrontare il nostro mondo spazialmente e materialmente, ma non come architetto. La scultura affronta molti degli stessi problemi dell’architettura, ma per ragioni diverse. Per me è un mezzo che può affrontare il modo in cui viene prodotto il nostro mondo e i fattori che lo compongono. Per questo motivo, sento che c’è una potenziale poetica nella scultura che è strettamente connessa al nostro mondo come contesto in cui viviamo.