FILE RIO DE JANEIRO 2018

lawrence malstaf
NEMO OBSERVATORIUM
CCBBRJ
photo:Dim Carvalho
file rio de janeiro 2018
Se pudéssemos descrever o Observatório Nemo, falaríamos dele como uma sala, e não como um quarto, que só poderia ser visitado por uma ou duas pessoas, no máximo. No Observatório Nemo, o visitante se posiciona no centro de um cilindro transparente e pressiona um botão. Este botão então dispara um vórtice que faz pequenas bolhas de poliestireno tremularem em alta velocidade, que se movem muito rapidamente para serem seguidas pelo olho humano. A pessoa que está dentro decide a duração do tornado. O tornado opera a partir de 5 grandes ventiladores. Um localizado abaixo do visualizador e 4 outros ao redor do cilindro.

Refik Anadol

Machine Memoirs
Es una exploración de estructuras celestes a través de la mente de una máquina. Esta instalación inmersiva tiene como objetivo combinar exploraciones pasadas y soñar con lo que puede existir más allá de nuestro alcance. Usando inteligencia artificial para narrar lo “desconocido” y una red neuronal generativa entrenada en imágenes de la Tierra, la Luna, Marte y la Galaxia, tomadas de observaciones de la ISS, Chandra, Kepler, Voyager y Hubble, esta instalación imagina un universo alternativo, quizás aportando más textura a nuestra propia tela.
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Is an exploration of celestial structures through the mind of a machine. This immersive installation aims to combine past explorations and dream of what may exist just beyond our reach. Using machine intelligence to narrate the “unknown,” and a generative neural network trained on images of the Earth, Moon, Mars and the Galaxy, taken from ISS, Chandra, Kepler, Voyager, and Hubble observations, this installation imagines an alternate universe, perhaps providing further texture to the fabric of our own.

PETER MOVRIN

“Movrin’s main inspiration has always been his childhood, where tradition, God and meat were the subject of everyday life. As an only son of a butcher in a small Slovenian town, surrounded by woods and bears, his growing up marked him with a roughness that he transcends in his designs with a special kind of romanticism. In this hard provincial life meat became his medium of expression, as a child he would carve steaks in a way that would appeal to his bewildered eye. There were, however, also fresh issues of Vogue magazines in the house, brought from trips to Trieste, that stirred up his imagination.” Black Sheep

mode:Niko Riam

Robert Battle

Роберт битва
No Longer Silent

Robert Battle’s dramatic ensemble work No Longer Silent, set to Erwin Schulhoff’s percussive score “Ogelala,” features dancers evoking a complex and mysterious ritual. Originally created in 2007 for The Juilliard School, Battle’s alma mater, the work was part of a concert of choreography that brought to life long-forgotten scores by composers whose work the Nazis had banned. Powerful phrases stir the imagination with images of flight and fatigue, chaos and unity, and collectivity and individualism as dancers, clad in all black, travel in military rows.

LUIS BUÑUEL

لويس بونويل
路易斯·布努埃尔
לואיס בונואל
ルイス·ブニュエル
Луис Бунюэль
El Angel Exterminador
El enredo es simple. Una familia de burgueses de la Ciudad de México, después de asistir a una ópera, es invitada a una cena en la mansión de los Nóbile. Mientras los cocineros y sirvientes, sienten deseos de marcharse de la casa, los invitados que se reúnen en un salón no pueden hacerlo. Bloqueados por una fuerza misteriosa, se empiezan a dar cuenta, con el pasar de la noche, de que no pueden abandonar la habitación.
cinema full

Abraham Palatnik

Abraham Palatnik

Kinechromatic

His “Kinechromatic Machine” series, first exhibited at the inaugural São Paulo Biennale in 1951, earned him an official award while creating a stir among the judges uncertain on how to classify the novel art form.From 1964 onwards, he developed the Kinetic Objects, an unfolding of the kinechromatics, showing the internal mechanism of operation and suppressing the projection of light. Mathematical rigor is a constant in his work, acting as an important resource for ordering space. He is internationally considered one of the pioneers of kinetic art.

ALDO ROSSI

ألدو روسي
알도 로시]
אלדו רוסי
アルド·ロッシ
Альдо Росси
Teatro del Mondo

Il teatro del mondo è stato progettato dall’architetto italiano Aldo Rossi, inaugurato l’11 novembre 1979, nell’ambito della Biennale di Architettura e Teatro di Venezia. Tutto questo sarebbe volgare, se questo fosse davvero un teatro comune, dove vedrai un bello spettacolo delle arti di Thalma. Ma non lo è, e così ho deciso di portarlo a estir@dor. Il “teatro del mondo” si ispirava a una tradizione settecentesca, e intanto scomparve, dal teatro galleggiante che all’epoca ancorò nella città di Venezia di carnevale. L’edificio è stato realizzato in una struttura metallica e rivestito in legno, sia all’interno che all’esterno e sostenuto da una piattaforma galleggiante: una zattera. Formato da un ciottolo centrale con base quadrata di 9,5 m di larghezza e 11 m di altezza e tetto ottagonale in zinco, contiene un palco situato in una zona centrale. Il teatro ha accolto 400 spettatori, di cui 250 seduti, la sua semplicità formale ei colori utilizzati nelle finiture hanno dato un’immagine onirica a questa apparecchiatura che aveva come sfondo Venezia ei suoi canali. Gli utenti che entravano in quel teatro per assistere alla performance artistica degli attori, sono diventati subito se stessi, personaggi di un evento che interagiva con Venezia, osservatori e osservati, da Punta della Dogana, vedendo la Plaza de S. Marcos delle vostre finestre. Una vera Arca di Noè dell’intera Biennale.

Karla Black

卡拉布莱克

Karla Black costruisce sculture site-specific su larga scala utilizzando materiali amorfi ma quotidiani, dallo sporco, al gesso e all’impasto fino alle polveri, agli spray e alle sostanze appiccicose che usiamo per rivestire i nostri corpi. Il suo lavoro reagisce alla luce e allo spazio di ogni sito con un senso di gioco e indeterminatezza. In forme che sembrano sempre sull’orlo del collasso, l’insignificante e il luogo comune sono resi trascendenti attraverso dimensioni e scala, grandi astrazioni infuse di un senso di entropia.

ANITA MOLINERO

Sans titre

Anita Molinero, tuttavia, impiega spazzatura non mascherata come materia primaria delle sue sculture esponendole pericolosamente al rischio che non vengano riconosciute come opere d’arte perché il loro status di spazzatura rifiutata è difficile da scrollarsi di dosso. La natura ripugnante della spazzatura avrebbe potuto essere così facilmente sfruttata per attingere ad aspetti simbolici ed emotivi; trasformare il normale grasso e la sporcizia ripugnanti in grasso e sporcizia grondante di significato e metafora. Invece no, Anita Molinero ci confronta senza compromessi con oggetti di plastica e polistirolo espanso, contenitori di scarto e sacchi della spazzatura. Sono sculture letteralmente abbandonate, colte in uno stato di debolezza come i personaggi di un’opera teatrale di Beckett, che divorano costantemente la loro desolazione e solitudine, ma profondamente umane nella loro esitazione, espressione inadeguata e consapevolezza del loro abbandono.